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Caolino d'Italia

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CAOLINO D'ITALIA S.R.L

A proposito della caolinizzazione dei feldspati feci menzione di un esteso deposito di caolino, situato fra il monte Alto e il poggio Farniatello, e proveniente dalla trachite di Torniella.
Dissi come questo caolino vi si trovi in discreta quantità e che, per la qualità, potrebbe con profitto utilizzarsi per la fabbricazione di stoviglie, carta, sapone, e potrebbe in questo senso sopportare la concorrenza delle terre a ceramica che ci provengono dall’Inghilterra, dalla Francia e dalla Germania
.

Così scriveva Matteucci nel 1892 parlando di quella che lui definì “La regione trachitica di Roccastrada”, tracciando di fatto, per primo, le linee guida per un possibile sfruttamento del caolino [1]. Proprio all'inizio del novecento iniziò la prima fase di estrazione del caolino tramite scavi, eseguiti per lo più a mano, e gallerie per un fronte lungo circa 1 km e profondo fino a 50 m.

Nei decenni successivi, soprattutto durante la Prima Guerra Mondiale, aumentò l’interesse verso questo giacimento, ricco di refrattari utilizzati all’epoca dall’industria siderurgica per la produzione di armi. Solo verso il 1936, nel periodo dell’autarchia nazionale, la Società Anonima Caolino d’Italia iniziò una coltivazione intensiva del giacimento, con escavazione di materie prime utilizzate sia in ambito ceramico che per la produzione di refrattari e carta. Tuttora in miniera sono visibili i segni di questa coltivazione intensiva, svolta quasi totalmente a mano e spesso in galleria.
Nel
dopoguerra l’interesse verso questo giacimento andò diminuendo, con il conseguente abbandono della zona. Solo verso la fine degli anni ’80 si riprese la sistemazione del vecchio cantiere, con l’apertura di nuovi fronti e il riavvio di un’attività commerciale. Si iniziò così l’utilizzo del caolino nella produzione degli impasti ceramici. Questa attività venne sospesa dopo circa un anno per disaccordi contrattuali tra il titolare della licenza e chi curava l’estrazione in miniera del materiale.
Dal 1998 la miniera e la società Caolino d’Italia sono di proprietà di Eurit che ha ripreso l’attività estrattiva nell’ambito concessione mineraria denominata “I PILONI”.
[1] R.V. Matteucci. Boll. Soc. Geol. It., 10 (1892) 643.


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